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FreeUn incontro
James Joyce
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Fu Joe Dillon a introdurci al mondo del Selvaggio West. Aveva una piccola biblioteca composta da vecchi numeri di The Union Jack, Pluck e The Halfpenny Marvel. Ogni sera, dopo la scuola, ci incontravamo nel suo giardino sul retro e organizzavamo battaglie indiane. Lui e il suo grasso fratello minore Leo, il fannullone, difendevano il granaio della stalla mentre noi cercavamo di conquistarlo con la forza; oppure combattevamo una battaglia campale sull’erba. Ma, per quanto bene combattessimo, non vincemmo mai né l’assedio né la battaglia e tutti i nostri scontri finivano con la danza della vittoria di Joe Dillon. I suoi genitori andavano a messa alle otto del mattino in Gardiner Street e nell’atrio della casa si diffondeva il profumo pacifico della signora Dillon. Ma lui giocava troppo duramente per noi, che eravamo più giovani e più timidi.
Sembrava una specie di indiano quando saltellava per il giardino, con un vecchio copricappuccio da tè sulla testa, battendo con il pugno su una lattina e urlando:
“Ya! yaka, yaka, yaka!”
Tutti erano increduli quando si diffuse la notizia che aveva una vocazione sacerdotale. Eppure era vero.
Uno spirito di ribellione si diffuse tra noi e, sotto la sua influenza, le differenze di cultura e di costituzione venivano messe da parte. Ci univamo, alcuni con coraggio, altri per scherzo e altri quasi per paura: e tra questi ultimi, i riluttanti indiani che avevano paura di sembrare studiosi o privi di robustezza, c’ero anche io. Le avventure narrate nella letteratura del Selvaggio West erano lontane dalla mia natura, ma almeno mi aprivano delle vie di fuga. Preferivo alcune storie poliziesche americane nelle quali, di tanto in tanto, comparivano ragazze selvagge, feroci e belle. Non c’era nulla di male in queste storie e, pur avendo talvolta una pretesa letteraria, circolavano di nascosto a scuola. Un giorno, mentre Padre Butler stava ascoltando le quattro pagine di Storia Romana che il goffo Leo Dillon aveva preparato, lo scoprirono con una copia di The Halfpenny Marvel.

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Fu Joe Dillon a introdurci al mondo del Selvaggio West. Aveva una piccola biblioteca composta da vecchi numeri di _The Union Jack_, _Pluck_ e _The Halfpenny Marvel_. Ogni sera, dopo la scuola, ci incontravamo nel suo giardino sul retro e organizzavamo battaglie indiane. Lui e il suo grasso fratello minore Leo, il fannullone, difendevano il granaio della stalla mentre noi cercavamo di conquistarlo con la forza; oppure combattevamo una battaglia campale sull’erba. Ma, per quanto bene combattessimo, non vincemmo mai né l’assedio né la battaglia e tutti i nostri scontri finivano con la danza della vittoria di Joe Dillon. I suoi genitori andavano a messa alle otto del mattino in Gardiner Street e nell’atrio della casa si diffondeva il profumo pacifico della signora Dillon. Ma lui giocava troppo duramente per noi, che eravamo più giovani e più timidi.
Sembrava una specie di indiano quando saltellava per il giardino, con un vecchio copricappuccio da tè sulla testa, battendo con il pugno su una lattina e urlando:
“Ya! yaka, yaka, yaka!”
Tutti erano increduli quando si diffuse la notizia che aveva una vocazione sacerdotale. Eppure era vero.
Uno spirito di ribellione si diffuse tra noi e, sotto la sua influenza, le differenze di cultura e di costituzione venivano messe da parte. Ci univamo, alcuni con coraggio, altri per scherzo e altri quasi per paura: e tra questi ultimi, i riluttanti indiani che avevano paura di sembrare studiosi o privi di robustezza, c’ero anche io. Le avventure narrate nella letteratura del Selvaggio West erano lontane dalla mia natura, ma almeno mi aprivano delle vie di fuga. Preferivo alcune storie poliziesche americane nelle quali, di tanto in tanto, comparivano ragazze selvagge, feroci e belle. Non c’era nulla di male in queste storie e, pur avendo talvolta una pretesa letteraria, circolavano di nascosto a scuola. Un giorno, mentre Padre Butler stava ascoltando le quattro pagine di Storia Romana che il goffo Leo Dillon aveva preparato, lo scoprirono con una copia di _The Halfpenny Marvel_.“Questa pagina o questa? Questa pagina? Ora, Dillon, alzati! ‘Appena era spuntato il giorno’... . Continua! Che giorno? ‘Appena era spuntato il giorno’... . L’hai studiata? Cos’hai lì in tasca?”
Il cuore di tutti palpitò mentre Leo Dillon porgeva il foglio e tutti assunsero un’espressione innocente. Padre Butler sfogliò le pagine, accigliato.
“Che cos’è questa porcheria?” disse. “Il capo Apache! È questo quello che leggete invece di studiare la vostra Storia Romana? Non voglio più trovare questa misera roba in questo collegio. L’uomo che l’ha scritta, suppongo, era un miserabile che scrive queste cose in cambio di un bicchiere di liquore. Mi meraviglio che ragazzi come voi, istruiti, leggano simili cose. Potrei capirlo se foste... ragazzi della Scuola Nazionale. Ora, Dillon, vi consiglio vivamente di mettervi al lavoro o... ”
Questo rimprovero durante le sobrie ore scolastiche sbiadì gran parte della gloria del Selvaggio West per me, e il volto confuso e gonfio di Leo Dillon risvegliò una delle mie coscienze. Ma quando l’influenza contenitiva della scuola era lontana, ricominciai a bramare sensazioni selvagge, quella fuga che solo quelle cronache di disordine mi sembravano offrire. La finta guerra della sera finì per risultarmi tanto faticosa quanto la routine scolastica del mattino, perché desideravo che avvengano a me vere avventure. Ma le vere avventure, riflettevo, non capitano a chi rimane a casa: bisogna cercarle altrove.
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“Questa pagina o questa? Questa pagina? Ora, Dillon, alzati! _‘Appena era spuntato il giorno’... . _ Continua! Che giorno? _‘Appena era spuntato il giorno’... . _ L’hai studiata? Cos’hai lì in tasca?”
Il cuore di tutti palpitò mentre Leo Dillon porgeva il foglio e tutti assunsero un’espressione innocente. Padre Butler sfogliò le pagine, accigliato.
“Che cos’è questa porcheria?” disse. “_Il capo Apache! _ È questo quello che leggete invece di studiare la vostra Storia Romana? Non voglio più trovare questa misera roba in questo collegio. L’uomo che l’ha scritta, suppongo, era un miserabile che scrive queste cose in cambio di un bicchiere di liquore. Mi meraviglio che ragazzi come voi, istruiti, leggano simili cose. Potrei capirlo se foste... ragazzi della Scuola Nazionale. Ora, Dillon, vi consiglio vivamente di mettervi al lavoro o... ”
Questo rimprovero durante le sobrie ore scolastiche sbiadì gran parte della gloria del Selvaggio West per me, e il volto confuso e gonfio di Leo Dillon risvegliò una delle mie coscienze. Ma quando l’influenza contenitiva della scuola era lontana, ricominciai a bramare sensazioni selvagge, quella fuga che solo quelle cronache di disordine mi sembravano offrire. La finta guerra della sera finì per risultarmi tanto faticosa quanto la routine scolastica del mattino, perché desideravo che avvengano a me vere avventure. Ma le vere avventure, riflettevo, non capitano a chi rimane a casa: bisogna cercarle altrove.Le vacanze estive erano ormai vicine quando decisi di sfuggire alla stanchezza della vita scolastica, almeno per un giorno. Insieme a Leo Dillon e a un ragazzo di nome Mahony, pianificai una gita di un giorno. Ognuno di noi risparmiò sei pence. Dovevamo incontrarci alle dieci del mattino sul Ponte del Canale. La sorella maggiore di Mahony doveva scrivere una scusa per lui e Leo Dillon doveva dire a suo fratello di fingere di essere malato. Decidemmo di andare lungo Wharf Road finché non avremmo raggiunto le navi, poi di attraversare il fiume con il traghetto e di camminare fino a vedere la Pigeon House. Leo Dillon aveva paura di incontrare Padre Butler o qualcuno del collegio; ma Mahony chiese, molto ragionevolmente, cosa stesse facendo Padre Butler alla Pigeon House. Ci sentimmo rassicurati: e conclusi la prima fase del piano chiedendo sei pence agli altri due, mostrandogli allo stesso tempo le mie sei pence.
La sera, mentre stavamo mettendo a punto gli ultimi dettagli, eravamo tutti vagamente eccitati. Ci stringemmo la mano ridendo e Mahony disse:
“A domani, amici!”
Quella notte dormii male. La mattina ero il primo ad arrivare al ponte, poiché abitavo più vicino. Nascosi i miei libri nell’erba alta vicino alla fossa delle ceneri in fondo al giardino, dove nessuno veniva mai, e mi affrettai lungo la riva del canale. Era una mattina mite e soleggiata della prima settimana di giugno.

Mi sedetti sul parapetto del ponte, ammirando le mie fragili scarpe di tela che avevo diligentemente trattato con la pasta per pipe durante la notte, e guardando i docili cavalli che tiravano su per la collina un tram carico di uomini d’affari. Tutti i rami degli alti alberi che costeggiavano il viale erano ornati di piccole foglie verde chiaro, e la luce del sole li attraversava per riflettersi sull’acqua. La pietra di granito del ponte cominciava a scaldarsi e io iniziai a accarezzarla con le mani al ritmo di una melodia che avevo in testa. Ero molto felice.
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Le vacanze estive erano ormai vicine quando decisi di sfuggire alla stanchezza della vita scolastica, almeno per un giorno. Insieme a Leo Dillon e a un ragazzo di nome Mahony, pianificai una gita di un giorno. Ognuno di noi risparmiò sei pence. Dovevamo incontrarci alle dieci del mattino sul Ponte del Canale. La sorella maggiore di Mahony doveva scrivere una scusa per lui e Leo Dillon doveva dire a suo fratello di fingere di essere malato. Decidemmo di andare lungo Wharf Road finché non avremmo raggiunto le navi, poi di attraversare il fiume con il traghetto e di camminare fino a vedere la Pigeon House. Leo Dillon aveva paura di incontrare Padre Butler o qualcuno del collegio; ma Mahony chiese, molto ragionevolmente, cosa stesse facendo Padre Butler alla Pigeon House. Ci sentimmo rassicurati: e conclusi la prima fase del piano chiedendo sei pence agli altri due, mostrandogli allo stesso tempo le mie sei pence.
La sera, mentre stavamo mettendo a punto gli ultimi dettagli, eravamo tutti vagamente eccitati. Ci stringemmo la mano ridendo e Mahony disse:
“A domani, amici!”
Quella notte dormii male. La mattina ero il primo ad arrivare al ponte, poiché abitavo più vicino. Nascosi i miei libri nell’erba alta vicino alla fossa delle ceneri in fondo al giardino, dove nessuno veniva mai, e mi affrettai lungo la riva del canale. Era una mattina mite e soleggiata della prima settimana di giugno.
Mi sedetti sul parapetto del ponte, ammirando le mie fragili scarpe di tela che avevo diligentemente trattato con la pasta per pipe durante la notte, e guardando i docili cavalli che tiravano su per la collina un tram carico di uomini d’affari. Tutti i rami degli alti alberi che costeggiavano il viale erano ornati di piccole foglie verde chiaro, e la luce del sole li attraversava per riflettersi sull’acqua. La pietra di granito del ponte cominciava a scaldarsi e io iniziai a accarezzarla con le mani al ritmo di una melodia che avevo in testa. Ero molto felice.Dopo essere rimasto seduto lì per cinque o dieci minuti, vidi avvicinarsi il vestito grigio di Mahony. Salì la collina, sorridendo, e si arrampò accanto a me sul ponte. Mentre aspettavamo, tirò fuori la catapulta che sporgeva dalla sua tasca interna e spiegò alcune migliorie che vi aveva apportato. Gli chiesi perché l’avesse portata e mi disse che l’aveva portata per sparare un po’ di gas contro gli uccelli. Mahony usava liberamente un gergo gergale e parlava di Padre Butler chiamandolo Old Bunser. Aspettammo ancora per un quarto d’ora, ma non c’era ancora traccia di Leo Dillon. Alla fine Mahony saltò giù e disse:
“Vieni con me. Sapevo che Fatty avrebbe fatto il vigliacco.”
“E i suoi sei pence...?” dissi.
“Sono persi,” disse Mahony. “E tanto meglio per noi: un bob e un tanner invece di un bob.”
Camminammo lungo la North Strand Road finché non arrivammo alle Vitriol Works e poi svoltammo a destra lungo la Wharf Road. Non appena fummo fuori dalla vista del pubblico, Mahony cominciò a fare il buffone. Inseguiva un gruppo di ragazze sgangherate, brandendo la sua catapulta scarica e, quando due ragazzi sgangherati cominciarono, per cavalleria, a lanciare pietre contro di noi, propose di caricarli. Mi opposi perché i ragazzi erano troppo piccoli e così proseguimmo, con il gruppo di sgangherati che urlava dietro di noi: “Swaddlers! Swaddlers!” pensando che fossimo protestanti perché Mahony, che aveva la pelle scura, indossava sul cappello il distintivo d’argento di un club di cricket. Quando arrivammo allo Smoothing Iron, organizzammo un’imboscata; ma fu un fallimento perché ce ne volevano almeno tre. Ci vendicammo su Leo Dillon dicendo che era un vigliacco e indovinando quanti ne avrebbe ricevuti alle tre da Mr Ryan.
Arrivammo poi vicino al fiume. Passammo molto tempo a camminare per le strade rumorose, fiancheggiate da alte mura di pietra, guardando il funzionamento di gru e motori e spesso sentendo urlare contro di noi gli autisti dei carretti che gemevano.
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Dopo essere rimasto seduto lì per cinque o dieci minuti, vidi avvicinarsi il vestito grigio di Mahony. Salì la collina, sorridendo, e si arrampò accanto a me sul ponte. Mentre aspettavamo, tirò fuori la catapulta che sporgeva dalla sua tasca interna e spiegò alcune migliorie che vi aveva apportato. Gli chiesi perché l’avesse portata e mi disse che l’aveva portata per sparare un po’ di gas contro gli uccelli. Mahony usava liberamente un gergo gergale e parlava di Padre Butler chiamandolo Old Bunser. Aspettammo ancora per un quarto d’ora, ma non c’era ancora traccia di Leo Dillon. Alla fine Mahony saltò giù e disse:
“Vieni con me. Sapevo che Fatty avrebbe fatto il vigliacco.”
“E i suoi sei pence...?” dissi.
“Sono persi,” disse Mahony. “E tanto meglio per noi: un bob e un tanner invece di un bob.”
Camminammo lungo la North Strand Road finché non arrivammo alle Vitriol Works e poi svoltammo a destra lungo la Wharf Road. Non appena fummo fuori dalla vista del pubblico, Mahony cominciò a fare il buffone. Inseguiva un gruppo di ragazze sgangherate, brandendo la sua catapulta scarica e, quando due ragazzi sgangherati cominciarono, per cavalleria, a lanciare pietre contro di noi, propose di caricarli. Mi opposi perché i ragazzi erano troppo piccoli e così proseguimmo, con il gruppo di sgangherati che urlava dietro di noi: “Swaddlers! Swaddlers!” pensando che fossimo protestanti perché Mahony, che aveva la pelle scura, indossava sul cappello il distintivo d’argento di un club di cricket. Quando arrivammo allo Smoothing Iron, organizzammo un’imboscata; ma fu un fallimento perché ce ne volevano almeno tre. Ci vendicammo su Leo Dillon dicendo che era un vigliacco e indovinando quanti ne avrebbe ricevuti alle tre da Mr Ryan.
Arrivammo poi vicino al fiume. Passammo molto tempo a camminare per le strade rumorose, fiancheggiate da alte mura di pietra, guardando il funzionamento di gru e motori e spesso sentendo urlare contro di noi gli autisti dei carretti che gemevano.
Era mezzogiorno quando arrivammo ai moli e, poiché tutti i lavoratori sembravano impegnati a pranzare, comprammo due grosse focaccine alle uva passa e ci sedemmo a mangiarle su alcune tubature metalliche accanto al fiume. Ci godevamo lo spettacolo del commercio di Dublino: le chiatte segnalavano la loro presenza da lontano con le loro nuvole di fumo lanoso, la flotta di pescherecci marroni al di là di Ringsend, la grande nave bianca a vela che veniva scaricata sul molo opposto. Mahony disse che sarebbe stato un vero scherzo scappare in mare su una di quelle grandi navi e persino io, guardando gli alti alberi, vedevo, o immaginavo, la geografia che mi era stata insegnata a scuola in modo così sommario prendere gradualmente forma davanti ai miei occhi. La scuola e la casa sembravano allontanarsi da noi e la loro influenza su di noi sembrava diminuire.
Attraversammo il Liffey con il traghetto, pagando il pedaggio per essere trasportati in compagnia di due lavoratori e di un piccolo ebreo con una borsa. Eravamo così seri da sembrare solenni, ma una volta, durante il breve viaggio, i nostri sguardi si incontrarono e scoppiammo a ridere. Una volta sbarcati, osservammo lo scaricamento della graziosa nave a tre alberi che avevamo visto dall’altro molo. Qualcuno tra gli astanti disse che si trattava di una nave norvegese. Mi recai verso la poppa e cercai di decifrare la scritta incisa su di essa, ma non ci riuscii e così tornai indietro a osservare i marinai stranieri per vedere se qualcuno di loro avesse gli occhi verdi, poiché avevo una certa idea confusa in proposito... Gli occhi dei marinai erano blu, grigi e persino neri. L’unico marinaio i cui occhi potevano essere definiti verdi era un uomo alto che divertiva la folla sul molo gridando allegramente ogni volta che le tavole cadevano:
“Va tutto bene! Va tutto bene!”
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Era mezzogiorno quando arrivammo ai moli e, poiché tutti i lavoratori sembravano impegnati a pranzare, comprammo due grosse focaccine alle uva passa e ci sedemmo a mangiarle su alcune tubature metalliche accanto al fiume. Ci godevamo lo spettacolo del commercio di Dublino: le chiatte segnalavano la loro presenza da lontano con le loro nuvole di fumo lanoso, la flotta di pescherecci marroni al di là di Ringsend, la grande nave bianca a vela che veniva scaricata sul molo opposto. Mahony disse che sarebbe stato un vero scherzo scappare in mare su una di quelle grandi navi e persino io, guardando gli alti alberi, vedevo, o immaginavo, la geografia che mi era stata insegnata a scuola in modo così sommario prendere gradualmente forma davanti ai miei occhi. La scuola e la casa sembravano allontanarsi da noi e la loro influenza su di noi sembrava diminuire.
Attraversammo il Liffey con il traghetto, pagando il pedaggio per essere trasportati in compagnia di due lavoratori e di un piccolo ebreo con una borsa. Eravamo così seri da sembrare solenni, ma una volta, durante il breve viaggio, i nostri sguardi si incontrarono e scoppiammo a ridere. Una volta sbarcati, osservammo lo scaricamento della graziosa nave a tre alberi che avevamo visto dall’altro molo. Qualcuno tra gli astanti disse che si trattava di una nave norvegese. Mi recai verso la poppa e cercai di decifrare la scritta incisa su di essa, ma non ci riuscii e così tornai indietro a osservare i marinai stranieri per vedere se qualcuno di loro avesse gli occhi verdi, poiché avevo una certa idea confusa in proposito... Gli occhi dei marinai erano blu, grigi e persino neri. L’unico marinaio i cui occhi potevano essere definiti verdi era un uomo alto che divertiva la folla sul molo gridando allegramente ogni volta che le tavole cadevano:
“Va tutto bene! Va tutto bene!”Quando eravamo stanchi di quella vista, ci incamminammo lentamente verso Ringsend. La giornata era diventata soffocante, e nelle vetrine dei negozi di generi alimentari c’erano biscotti ammuffiti che si stavano sbiancando. Comprammo alcuni biscotti e del cioccolato, che mangiammo con gusto mentre passeggiavamo per le squallide strade dove vivono le famiglie dei pescatori. Non riuscimmo a trovare nessun negozio di latticini, così entrammo in un negozio di generi vari e comprammo una bottiglia di limonata alla fragola ciascuno. Ristretti da ciò, Mahony inseguì un gatto lungo un vicolo, ma il gatto fuggì in un ampio campo. Eravamo entrambi piuttosto stanchi e, quando arrivammo al campo, ci diressimo subito verso un argine scosceso al di là della cresta del quale potevamo vedere il Dodder.
Era troppo tardi ed eravamo troppo stanchi per portare a termine il nostro progetto di visitare la Pigeon House. Dovevamo essere a casa prima delle quattro, per evitare che la nostra avventura venisse scoperta. Mahony guardò con rammarico la sua catapulta, e dovetti suggerirgli di tornare a casa in treno prima che riacquistasse un po’ di buonumore. Il sole scomparve dietro alcune nuvole e ci lasciò alle nostre stanche riflessioni e alle briciole delle nostre provviste.
Non c’era nessuno tranne noi sul campo. Dopo essere rimasti sdraiati sull’argine per qualche tempo senza parlare, vidi un uomo avvicinarsi dalla parte lontana del campo. Lo osservai pigramente mentre masticavo uno di quei gambi verdi su cui le ragazze tirano le carte per predire il futuro. Si avvicinò lentamente lungo l’argine.
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Quando eravamo stanchi di quella vista, ci incamminammo lentamente verso Ringsend. La giornata era diventata soffocante, e nelle vetrine dei negozi di generi alimentari c’erano biscotti ammuffiti che si stavano sbiancando. Comprammo alcuni biscotti e del cioccolato, che mangiammo con gusto mentre passeggiavamo per le squallide strade dove vivono le famiglie dei pescatori. Non riuscimmo a trovare nessun negozio di latticini, così entrammo in un negozio di generi vari e comprammo una bottiglia di limonata alla fragola ciascuno. Ristretti da ciò, Mahony inseguì un gatto lungo un vicolo, ma il gatto fuggì in un ampio campo. Eravamo entrambi piuttosto stanchi e, quando arrivammo al campo, ci diressimo subito verso un argine scosceso al di là della cresta del quale potevamo vedere il Dodder.
Era troppo tardi ed eravamo troppo stanchi per portare a termine il nostro progetto di visitare la Pigeon House. Dovevamo essere a casa prima delle quattro, per evitare che la nostra avventura venisse scoperta. Mahony guardò con rammarico la sua catapulta, e dovetti suggerirgli di tornare a casa in treno prima che riacquistasse un po’ di buonumore. Il sole scomparve dietro alcune nuvole e ci lasciò alle nostre stanche riflessioni e alle briciole delle nostre provviste.
Non c’era nessuno tranne noi sul campo. Dopo essere rimasti sdraiati sull’argine per qualche tempo senza parlare, vidi un uomo avvicinarsi dalla parte lontana del campo. Lo osservai pigramente mentre masticavo uno di quei gambi verdi su cui le ragazze tirano le carte per predire il futuro. Si avvicinò lentamente lungo l’argine.
Camminava con una mano appoggiata sul fianco e nell’altra teneva un bastone con cui toccava leggermente il terreno. Era vestito in modo trasandato, con un completo di colore verde-nero, e indossava quello che noi chiamavamo un “cappello da birraio”, con la corona alta. Sembrava piuttosto anziano, poiché i suoi baffi erano grigio cinereo. Quando passò accanto ai nostri piedi, ci guardò rapidamente e poi proseguì il suo cammino. Lo seguimmo con lo sguardo e notammo che, dopo aver camminato per forse cinquanta passi, si voltò e iniziò a ripercorrere i suoi passi. Si dirigeva verso di noi molto lentamente, toccando sempre il terreno con il bastone; così lentamente che pensai stesse cercando qualcosa nell’erba.
Si fermò quando fu a livello con noi e ci augurò una buona giornata. Gli rispondemmo e lui si sedette lentamente e con grande cura accanto a noi sul pendio. Iniziò a parlare del tempo, dicendo che sarebbe stata un’estate molto calda e aggiungendo che le stagioni erano cambiate molto da quando lui era ragazzo—tanto tempo fa. Disse che il periodo più felice della vita di una persona erano senza dubbio gli anni della scuola e che avrebbe dato qualsiasi cosa per essere di nuovo giovane. Mentre esprimeva questi sentimenti, che ci annoiavano un po’, noi rimanemmo in silenzio. Poi iniziò a parlare di scuola e di libri. Ci chiese se avevamo letto la poesia di Thomas Moore o le opere di Sir Walter Scott e Lord Lytton. Feci finta di aver letto tutti i libri che aveva menzionato, così alla fine disse:
“Ah, vedo che sei un appassionato di libri come me. Ora,” aggiunse, indicando Mahony che ci guardava con gli occhi sgranati, “lui è diverso; lui è appassionato di sport.”
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Camminava con una mano appoggiata sul fianco e nell’altra teneva un bastone con cui toccava leggermente il terreno. Era vestito in modo trasandato, con un completo di colore verde-nero, e indossava quello che noi chiamavamo un “cappello da birraio”, con la corona alta. Sembrava piuttosto anziano, poiché i suoi baffi erano grigio cinereo. Quando passò accanto ai nostri piedi, ci guardò rapidamente e poi proseguì il suo cammino. Lo seguimmo con lo sguardo e notammo che, dopo aver camminato per forse cinquanta passi, si voltò e iniziò a ripercorrere i suoi passi. Si dirigeva verso di noi molto lentamente, toccando sempre il terreno con il bastone; così lentamente che pensai stesse cercando qualcosa nell’erba.
Si fermò quando fu a livello con noi e ci augurò una buona giornata. Gli rispondemmo e lui si sedette lentamente e con grande cura accanto a noi sul pendio. Iniziò a parlare del tempo, dicendo che sarebbe stata un’estate molto calda e aggiungendo che le stagioni erano cambiate molto da quando lui era ragazzo—tanto tempo fa. Disse che il periodo più felice della vita di una persona erano senza dubbio gli anni della scuola e che avrebbe dato qualsiasi cosa per essere di nuovo giovane. Mentre esprimeva questi sentimenti, che ci annoiavano un po’, noi rimanemmo in silenzio. Poi iniziò a parlare di scuola e di libri. Ci chiese se avevamo letto la poesia di Thomas Moore o le opere di Sir Walter Scott e Lord Lytton. Feci finta di aver letto tutti i libri che aveva menzionato, così alla fine disse:
“Ah, vedo che sei un appassionato di libri come me. Ora,” aggiunse, indicando Mahony che ci guardava con gli occhi sgranati, “lui è diverso; lui è appassionato di sport.”Disse che aveva tutte le opere di Sir Walter Scott e tutte quelle di Lord Lytton a casa e che non si stancava mai di leggerle. “Certo,” disse, “c’erano alcune opere di Lord Lytton che i ragazzi non potevano leggere.” Mahony chiese perché i ragazzi non potevano leggerle—una domanda che mi agitò e mi fece male, perché temevo che l’uomo pensasse che fossi stupido come Mahony. L’uomo, tuttavia, sorrise soltanto. Notai che aveva grandi spazi tra i denti gialli. Poi ci chiese chi di noi avesse più fidanzate. Mahony disse, con nonchalance, che ne aveva tre. L’uomo mi chiese quante ne avevo io. Risposi che non ne avevo nessuna. Non mi credette e disse che era sicuro che ne avessi almeno una. Rimasi in silenzio.
“Dicci,” disse Mahony, con aria sfacciata, all’uomo, “tu quante ne hai?”
L’uomo sorrise come prima e disse che quando aveva la nostra età aveva un sacco di fidanzate.
“Ogni ragazzo,” disse, “ha una piccola fidanzata.”
Il suo atteggiamento su questo punto mi sembrò stranamente liberale per un uomo della sua età. Nel mio cuore pensavo che quello che diceva sui ragazzi e sulle fidanzate fosse ragionevole. Ma non mi piacevano le parole che uscivano dalla sua bocca e mi chiedevo perché tremasse una o due volte, come se temesse qualcosa o provasse un improvviso brivido. Mentre proseguiva, notai che il suo accento era buono.
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Disse che aveva tutte le opere di Sir Walter Scott e tutte quelle di Lord Lytton a casa e che non si stancava mai di leggerle. “Certo,” disse, “c’erano alcune opere di Lord Lytton che i ragazzi non potevano leggere.” Mahony chiese perché i ragazzi non potevano leggerle—una domanda che mi agitò e mi fece male, perché temevo che l’uomo pensasse che fossi stupido come Mahony. L’uomo, tuttavia, sorrise soltanto. Notai che aveva grandi spazi tra i denti gialli. Poi ci chiese chi di noi avesse più fidanzate. Mahony disse, con nonchalance, che ne aveva tre. L’uomo mi chiese quante ne avevo io. Risposi che non ne avevo nessuna. Non mi credette e disse che era sicuro che ne avessi almeno una. Rimasi in silenzio.
“Dicci,” disse Mahony, con aria sfacciata, all’uomo, “tu quante ne hai?”
L’uomo sorrise come prima e disse che quando aveva la nostra età aveva un sacco di fidanzate.
“Ogni ragazzo,” disse, “ha una piccola fidanzata.”
Il suo atteggiamento su questo punto mi sembrò stranamente liberale per un uomo della sua età. Nel mio cuore pensavo che quello che diceva sui ragazzi e sulle fidanzate fosse ragionevole. Ma non mi piacevano le parole che uscivano dalla sua bocca e mi chiedevo perché tremasse una o due volte, come se temesse qualcosa o provasse un improvviso brivido. Mentre proseguiva, notai che il suo accento era buono.
Iniziò a parlarci delle ragazze, dicendo che avevano dei capelli così belli e morbidi, che le loro mani erano così delicate e che, in fondo, tutte le ragazze non erano così buone come sembravano, se solo si sapesse. Non c’era niente che gli piacesse, disse, tanto quanto guardare una bella giovane ragazza, le sue belle mani bianche e i suoi bellissimi capelli morbidi. Mi dava l’impressione che stesse ripetendo qualcosa che aveva imparato a memoria o che, ipnotizzato da alcune parole del suo stesso discorso, la sua mente stesse lentamente girando in tondo, sempre sulla stessa orbita. A tratti parlava come se stesse semplicemente alludendo a un fatto che tutti conoscevano, e altre volte abbassava la voce e parlava misteriosamente, come se ci stesse raccontando qualcosa di segreto che non voleva che gli altri sentissero. Ripeteva le sue frasi più e più volte, variandole e avvolgendole con la sua voce monotona.
Continuai a guardare verso la base della collina, ascoltandolo.
Dopo molto tempo, il suo monologo si interruppe. Si alzò lentamente, dicendo che doveva lasciarci per un minuto o giù di lì, pochi minuti, e, senza cambiare la direzione del mio sguardo, lo vidi allontanarsi lentamente da noi verso l’estremità più vicina del campo. Quando se ne fu andato, rimanemmo in silenzio. Dopo qualche minuto di silenzio, sentii Mahony esclamare:
“Ma guarda che sta facendo!”
Poiché non risposi né alzai gli occhi, Mahony esclamò di nuovo:
“Ma dico. . . . È un vecchio strano tipo!”
“Nel caso ci chiedesse i nostri nomi,” dissi, “tu sii Murphy e io sarò Smith.”
Non ci siamo più detti nulla. Stavo ancora riflettendo se andarmene o meno quando l’uomo tornò e si sedette di nuovo accanto a noi. Non appena si fu seduto, Mahony, avvistando il gatto che gli era sfuggito, si alzò di scatto e lo inseguì attraverso il campo. L’uomo e io guardavamo la caccia. Il gatto sfuggì ancora una volta e Mahony cominciò a lanciare sassi contro il muro che aveva scalato. Desistendo da ciò, cominciò a vagare senza meta all’estremità del campo.
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Iniziò a parlarci delle ragazze, dicendo che avevano dei capelli così belli e morbidi, che le loro mani erano così delicate e che, in fondo, tutte le ragazze non erano così buone come sembravano, se solo si sapesse. Non c’era niente che gli piacesse, disse, tanto quanto guardare una bella giovane ragazza, le sue belle mani bianche e i suoi bellissimi capelli morbidi. Mi dava l’impressione che stesse ripetendo qualcosa che aveva imparato a memoria o che, ipnotizzato da alcune parole del suo stesso discorso, la sua mente stesse lentamente girando in tondo, sempre sulla stessa orbita. A tratti parlava come se stesse semplicemente alludendo a un fatto che tutti conoscevano, e altre volte abbassava la voce e parlava misteriosamente, come se ci stesse raccontando qualcosa di segreto che non voleva che gli altri sentissero. Ripeteva le sue frasi più e più volte, variandole e avvolgendole con la sua voce monotona.
Continuai a guardare verso la base della collina, ascoltandolo.
Dopo molto tempo, il suo monologo si interruppe. Si alzò lentamente, dicendo che doveva lasciarci per un minuto o giù di lì, pochi minuti, e, senza cambiare la direzione del mio sguardo, lo vidi allontanarsi lentamente da noi verso l’estremità più vicina del campo. Quando se ne fu andato, rimanemmo in silenzio. Dopo qualche minuto di silenzio, sentii Mahony esclamare:
“Ma guarda che sta facendo!”
Poiché non risposi né alzai gli occhi, Mahony esclamò di nuovo:
“Ma dico. . . . È un vecchio strano tipo!”
“Nel caso ci chiedesse i nostri nomi,” dissi, “tu sii Murphy e io sarò Smith.”
Non ci siamo più detti nulla. Stavo ancora riflettendo se andarmene o meno quando l’uomo tornò e si sedette di nuovo accanto a noi. Non appena si fu seduto, Mahony, avvistando il gatto che gli era sfuggito, si alzò di scatto e lo inseguì attraverso il campo. L’uomo e io guardavamo la caccia. Il gatto sfuggì ancora una volta e Mahony cominciò a lanciare sassi contro il muro che aveva scalato. Desistendo da ciò, cominciò a vagare senza meta all’estremità del campo.Dopo un po’ l’uomo mi parlò. Disse che il mio amico era un ragazzo molto sgarbato e mi chiese se lo punissero spesso a scuola. Stavo per rispondere indignato che non eravamo ragazzi della National School per essere puniti, come lui lo definiva; ma rimasi in silenzio. Iniziò a parlare del tema della punizione dei ragazzi. La sua mente, come se fosse stata nuovamente magnetizzata dal suo discorso, sembrava ruotare lentamente attorno al suo nuovo centro. Disse che quando i ragazzi erano così sgarbati bisognava punirli e punirli bene. Quando un ragazzo era sgarbato e indisciplinato, non c’era nulla che gli potesse fare bene se non una bella, sonora bastonatura. Uno schiaffo sulla mano o un colpo sull’orecchio non servivano a nulla: ciò che voleva era ricevere una bella, calda bastonatura. Rimasi sorpreso da questo pensiero e, involontariamente, alzai lo sguardo verso il suo viso.
Mentre lo facevo, incrociai lo sguardo di un paio di occhi verde bottiglia che mi fissavano da sotto una fronte contratta. Voltai di nuovo lo sguardo altrove.
L’uomo continuò il suo monologo. Sembrava aver dimenticato il suo recente liberalismo. Disse che se mai avesse trovato un ragazzo che parlasse con le ragazze o che avesse una ragazza come fidanzata, lo avrebbe punito e punito bene; e questo gli avrebbe insegnato a non parlare più con le ragazze. E se un ragazzo avesse avuto una ragazza come fidanzata e avesse mentito al riguardo, gli avrebbe dato una bastonatura come nessun ragazzo aveva mai ricevuto in questo mondo. Disse che non c’era nulla al mondo che gli sarebbe piaciuto tanto quanto questo.

Mi descrisse come avrebbe frustato un ragazzo del genere, come se stesse svelando un mistero elaborato. Gli sarebbe piaciuto molto, disse, più di ogni altra cosa al mondo; e la sua voce, mentre mi guidava monotonamente attraverso il mistero, diventava quasi affettuosa e sembrava implorarmi di comprenderlo.
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Dopo un po’ l’uomo mi parlò. Disse che il mio amico era un ragazzo molto sgarbato e mi chiese se lo punissero spesso a scuola. Stavo per rispondere indignato che non eravamo ragazzi della National School per essere puniti, come lui lo definiva; ma rimasi in silenzio. Iniziò a parlare del tema della punizione dei ragazzi. La sua mente, come se fosse stata nuovamente magnetizzata dal suo discorso, sembrava ruotare lentamente attorno al suo nuovo centro. Disse che quando i ragazzi erano così sgarbati bisognava punirli e punirli bene. Quando un ragazzo era sgarbato e indisciplinato, non c’era nulla che gli potesse fare bene se non una bella, sonora bastonatura. Uno schiaffo sulla mano o un colpo sull’orecchio non servivano a nulla: ciò che voleva era ricevere una bella, calda bastonatura. Rimasi sorpreso da questo pensiero e, involontariamente, alzai lo sguardo verso il suo viso.
Mentre lo facevo, incrociai lo sguardo di un paio di occhi verde bottiglia che mi fissavano da sotto una fronte contratta. Voltai di nuovo lo sguardo altrove.
L’uomo continuò il suo monologo. Sembrava aver dimenticato il suo recente liberalismo. Disse che se mai avesse trovato un ragazzo che parlasse con le ragazze o che avesse una ragazza come fidanzata, lo avrebbe punito e punito bene; e questo gli avrebbe insegnato a non parlare più con le ragazze. E se un ragazzo avesse avuto una ragazza come fidanzata e avesse mentito al riguardo, gli avrebbe dato una bastonatura come nessun ragazzo aveva mai ricevuto in questo mondo. Disse che non c’era nulla al mondo che gli sarebbe piaciuto tanto quanto questo.
Mi descrisse come avrebbe frustato un ragazzo del genere, come se stesse svelando un mistero elaborato. Gli sarebbe piaciuto molto, disse, più di ogni altra cosa al mondo; e la sua voce, mentre mi guidava monotonamente attraverso il mistero, diventava quasi affettuosa e sembrava implorarmi di comprenderlo.Aspettai che il suo monologo si interrompesse di nuovo. Poi mi alzai bruscamente. Per non tradire la mia agitazione, indugiai qualche istante fingendo di sistemare bene la scarpa, e poi, dicendo che dovevo andare, gli dissi buon giorno. Salii la collina con calma, ma il mio cuore batteva velocemente per la paura che mi afferrasse per le caviglie. Quando raggiunsi la cima della collina, mi girai e, senza guardarlo, chiamai forte dall’altra parte del campo:
“Murphy!”
Nella mia voce c’era un accento di coraggio forzato, e mi vergognavo del mio misero stratagemma. Dovetti chiamare il nome di nuovo prima che Mahony mi vedesse e rispondesse con un grido. Come mi batteva il cuore mentre correva verso di me dall’altra parte del campo! Correva come se volesse portarmi aiuto. E mi sentivo in colpa; perché nel mio cuore lo avevo sempre disprezzato un po’.
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Aspettai che il suo monologo si interrompesse di nuovo. Poi mi alzai bruscamente. Per non tradire la mia agitazione, indugiai qualche istante fingendo di sistemare bene la scarpa, e poi, dicendo che dovevo andare, gli dissi buon giorno. Salii la collina con calma, ma il mio cuore batteva velocemente per la paura che mi afferrasse per le caviglie. Quando raggiunsi la cima della collina, mi girai e, senza guardarlo, chiamai forte dall’altra parte del campo:
“Murphy!”
Nella mia voce c’era un accento di coraggio forzato, e mi vergognavo del mio misero stratagemma. Dovetti chiamare il nome di nuovo prima che Mahony mi vedesse e rispondesse con un grido. Come mi batteva il cuore mentre correva verso di me dall’altra parte del campo! Correva come se volesse portarmi aiuto. E mi sentivo in colpa; perché nel mio cuore lo avevo sempre disprezzato un po’.
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